Il mistero dello Yeti Marino

Il mistero dello Yeti Marino
Il granchio yeti (Kiwa hirsuta) è una specie di crostaceo scoperta qualche anno fa nell’oceano Pacifico meridionale, poco distante dall’Isola di Pasqua. A compiere questo sorprendente ritrovamento è stato un gruppo di ricercatori capitanati da R. Vrjenhoek e M. Segonzac a bordo del sottomarino “Alvin”

Il test sul DNA, condotto “dall’Istituto francese per l’Esplorazione del mare”, ha evidenziato l’eccezionale importanza di questa scoperta. Si tratta, infatti, di un crostaceo appartenente ad una nuova famiglia e ad un nuovo genere, mai conosciuti prima d’ora.

Il nome “Kiwa”, ricorda una dea della mitologia polinesiana, mentre quello attribuito alla specie, “hirsuta”, si riferisce probabilmente alle setole presenti sulle sue chele.

Di colore bianco, il granchio yeti vive ad una profondità di circa 2.200 metri in prossimità di sorgenti idrotermali oceaniche, sulle quali possono essere presenti centinaia di esemplari che proliferano grazie ad un particolare rapporto simbiotico con alcuni batteri.

I filamenti setosi presenti sulle chele e in vicinanza della bocca, ospitano colonie di bacilli capaci di estrarre energia dai gas inorganici emessi dalle fonti idrotermali. Questi microrganismi, filtrati dalle setole del crostaceo, diventano il nutrimento necessario per la sua sopravvivenza.

Lo yeti marino, in realtà, è in grado di procurarsi anche qualche pasto più luculliano: M. Segonzac lo ha osservato combattere con due granchi per assicurarsi un pezzo di gustosissimo gamberetto.

A metà tra un granchio e un’aragosta, la Kiwa hirsuta è completamente cieca e riesce ad orientarsi servendosi solamente dei sensori presenti nelle setole poste sulle sue chele.

30 gennaio 2014

Federico Falsetto

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