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Gamberetti cannibali, tutta colpa di un parassita

Gamberetti cannibali, tutta colpa di un parassita
C’è un parassita, il Pleistophora mulleri, che è in grado di spingere i gamberetti al cannibalismo.
In particolare ciò è stato riscontrato nel Gammarus duebeni celticus, un gamberetto d’acqua dolce, dal corpo trasparente, che abita nel nord dell’Irlanda. In realtà, questi gamberetti spesso si nutrono degli individui più giovani, anche senza l’influenza del parassita. Naturalmente il Pleistophora mulleri, non fa che incrementare questa tendenza alimentare.
Il perché lo spiega Mandy Bunke, una ricercatrice della University of Leeds, la quale afferma che «sebbene il parassita sia microscopico quanto un globulo rosso umano, all'interno del gamberetto ce ne sono circa 3 milioni che richiedono tutti di essere sfamati. L'impennata nella domanda di cibo induce l'ospite a optare per un cannibalismo senza freni».
Non è raro in natura riscontrare atti di cannibalismo in varie specie animali.
La ricerca in corso, infatti, sta ponendo la sua attenzione non tanto sul cannibalismo in sè, ma sulla questione che sia il parassita o meno a determinarlo.
Anche per noi umani, i parassiti possono rivelarsi pericolosi, ma non al punto di renderci cannibali. Ad esempio il Toxoplasma gondii, parassita dei gatti, se attacca l’uomo, è in grado di modificarne la chimica del cervello, ma di certo non lo rende un antropofago.
Il docente in Biologia Evoluzionistica, Alison Dunn, ci rassicura proprio a riguardo, spiegandoci che: «Per i gamberetti, a differenza degli uomini, il cannibalismo è una fonte importante di cibo anche nei soggetti non infetti. Sembra difficile che un parassita possa evolversi fino a diventare capace di trasformare gli uomini in cannibali».

29 marzo 2015

Silvia Cortese

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