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Gli animali di Chernobyl: la vita continua

Gli animali di Chernobyl: la vita continua

Sono passati ormai venticinque anni dalla tragedia che sconvolse l’ Ucraina, ma la così chiamata “zona rossa”, un’ampia area a cavallo dei confini tra Ucraina, Bielorussia e Russia, è ancora interdetta alla vita, almeno a quella umana!

Infatti la natura non si è fermata di fronte al disastro, ma anzi oggi la possiamo osservare mentre prende il sopravvento su quello che prima era l’ambiente dell’uomo.

Qual è allora la situazione attuale nella zona rossa?

Le terre prima coltivate si sono trasformate in riserve naturali nelle quali, addirittura, sembrano proliferare alcune specie in via di estinzione. Lupi, alci, cervi e altri animali selvatici popolano l’area e alcuni pesci, come i pesci gatto, sembrano vantare effetti benefici riguardo alle loro dimensioni.

Non manca però, come ci si poteva aspettare anche in questo apparente benessere naturale, il rovescio della medaglia: alcuni scienziati, per esempio, studiando gli uccelli di Chernobyl, hanno scoperto che le rondini che vivono nell’area contaminata mostrano maggiori casi di anormalità e un livello più basso di biodiversità rispetto a quelle che vivono in zone incontaminate.

Continua poi la caccia ai lupi che, secondo Mary Mycio, autore di un libro del 2005 sulla catastrofe di Chernobyl, ha causato la morte di più di cento esemplari nel corso della stagione di caccia 2003/2004.

20 dicembre 2011

Michela Favalli

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